Dopo un casino di tempo (mi scuso per la mia poca presenza ... di questi tempi nn ho un attimo per stare al computer

)vi posto, per intero, tutto il capitolo due ^^
Buona lettura
Capitolo 2-Hm, ho finito anche questa tazza di caffè. Deve essere davvero tardi; è già la terza che finisco!- si disse tra se Ai, sorridendo malinconicamente alla tazza di caffè vuota, che teneva sollevata di fronte a se.
-Su Ai, fatti forza! Un altra notte di lavoro, e vedrai che tutto sarà finito!- si incoraggiò a bassa voce la ragazzina, scrocchiandosi le dita delle piccole mani, e rimettendosi a lavorare al computer.
Erano già passati tre interminabili giorni da quando aveva rivelato a Kudo di non potergli preparare quell’antidoto che tanto desiderava, e da allora era rimasta sempre chiusa nel laboratorio, saltando tre giorni di scuola! … Ma finalmente aveva raggiunto il suo scopo, ed era riuscita ad arrivare a capo del problema … Ma se non ci fosse stato il suo “aiuto” non ce l’avrebbe mai fatta … Ma quanto gli sarebbe costato caro quell’aiuto?? Nemmeno lei lo sapeva! … Un orribile sensazione le impediva di credere a quell’accordo, ma allo stesso tempo, non ne poteva fare a meno.
-Su, andiamoci a prendere un'altra tazza di caffè per arrivare a mattina!- si disse poi Ai, scendendo dalla comoda sedia, e impugnando con la destra la tazza per il caffè. Salì le scale con il suo solito passo felpato e leggero, impossibile da percepire, anche nel totale silenzio che regnava, quella notte, nella casa del professore.
Arrivata al primo piano si diresse verso il piano cucina dove, ogni sera, il professore le lasciava il bricco del caffè, che riempiva con il suo ottimo caffè nero, in modo che la bambina potesse andare a prenderne quando e quanto voleva.
Riempi, canticchiando, la tazza e voltandosi verso il professore, che dormiva tranquillo e beato nel suo letto, gli lanciò un sorriso e uno sguardo di eterna gratitudine.
-Grazie per tutto.- bisbiglio all’uomo, che naturalmente non poteva sentirla. Poi ritornò al suo lavoro, dove vi restò fino alle luci dell’alba.
-Conan … Conan … - una voce dolce chiamava il piccolo detective.
Il bambino rispose mugulando.
-Su pigrone, è l’ora d’alzarsi!- insistette la voce, sempre col solito tono dolce e carezzevole.
-No, Ran, ancora cinque minuti … - le rispose il bambino, rifugiandosi sotto le coperte per non sentire più la voce della ragazza.
-Certo che sei proprio un gran bel pigro Conan!- disse la ragazza mettendosi le mani sui fianchi –Mi dispiace ma, volente o nolente, ti devi alzare.- e ancor prima che il bambino potesse protestare, Ran gli tolse le coperte.
Nel passare improvvisamente dal tepore del letto, all’aria fresca della mattina, il piccolo Conan si raggomitolò su se stesso, come un riccio. Poi senza aprire gli occhi, cominciò a tastare, sulla federa, alla ricerca della coperta improvvisamente “volatilizzata”.
Come era buffo, pensava tra se Ran, ridacchiando sotto i baffi.
-Che hai da ridere?- gli chiese poi Conan, arrendendosi e alzandosi definitivamente dal letto.
-O niente, mio piccolo ghiro- gli rispose la ragazza continuando a ridacchiare –Su, preparati e scendi per la colazione, altrimenti farai tardi.-
-See … va bene!- le rispose il bambino, stronfiando e cominciando a ripiegarsi il futon per riporlo nell’armadio. <Certo che quando fa così proprio non la sopporto!>.
Anche per Conan erano passati quei tre interminabili giorni, ma lui non si era ancora arreso: lui, un giorno, sarebbe ritornato Shinichi Kudo, ne era certo! Ma, comunque, aveva preferito non ritornare a far visita ad Ai e al professore per ritoccare quel tasto dolente. Quei tre lunghissimi giorni li aveva spesi a ricontrollare le varie nozioni e indizi che aveva raccolto durante quegli sporadici incontri ravvicinati con Gin e i membri dell’Organizzazione, ma, come lui stesso temeva, non era riuscito a strappare da quegli indizi nessuna nozione utile per rintracciare la loro base.
Con una lentezza che avrebbe fatto concorrenza ad un bradipo, Conan andò in bagno, si lavò, si vesti e si diresse verso il suo posto al tavolo in sala da pranzo.
-Giorno zietto.-
-Buon giorno moccioso.- si scambiarono i saluti i due detective, senza nemmeno guardarsi.
-Papà!- lo rimproverò la figlia, che entrava in quel momento nella piccola sala da pranzo portando tre scodelle piene di riso fumante, e già pronta per uscire –Perché lo devi sempre trattar male!-
-Sono affari miei!- le rispose bruscamente il padre prendendo la ciotola di riso e cominciando a mangiare.
-Mi meraviglio di te … -
-Non importa Ran, per certi versi tuo padre ha ragione … vi sto’ disturbando da troppo tempo … - disse Conan, cominciando a mangiare.
-Ma che dici! Puoi rimanere qui fino a quando vorrai!- si affretto a dire Ran, prendendo le spalle del bambino e guardandolo sorpresa –Che c’è ti trovi male con noi?- gli chiese poi preoccupata la ragazza.
-No ma figurati- le rispose <Non mi trovo male con voi, ma con questo me stesso in cui sono intrappolato.>
-Gli mancheranno i suoi- si intromise Kogoro –dopotutto è sempre un bambino!-
-Si hai ragione.- disse Ran, un po’ amareggiata da quella risposta del padre.
-Hmm che buono questo riso!- esclamò Conan cercando di sviare la conversazione –Ran sei davvero un’ottima cuoca!-
-Grazie … O mamma, come è tardi! Su Conan vai a prenderti la cartella che dobbiamo uscire!- disse Ran levandosi il grembiule che indossava e correndo a prendersi la cartella, cosa che fece anche Conan.
-Ciao papà!-
-Ciao zietto!- dissero poi i due ragazzi uscendo di casa.
Ai, vestita di tutto punto, con un grande fular che le copriva metà del viso, e un cappello con la tesa che le parava l’altra parte del volto, diede un ultimo sguardo alla casa che per molto tempo era stata anche la sua, poi salì sull’auto che si trovava davanti al cancello.
Appena la bambina fu salita sull’auto, questa partì a tutta velocità.
-Ciao Conan!!!!- un coro di voci gaie e squillanti, diedero il benvenuto al piccolo Conan, che venne accerchiato in pochi istanti da tre ragazzetti delle elementari. Genta Kojima, Mistuhiko Tsuburaya e Ayumi Yoshida, tre dei cinque componenti della squadra dei “Detective Boys”, si fiondarono su Conan, impazienti di sapere qualche notizia sulla salute di Ai, che non veniva a scuola da quasi tre giorni.
-Be’, a dire il vero non sono riuscito ancora ad andare a casa del professore … - disse Conan con non curanza, e cominciando a togliere i libri e i quaderni dalla cartella che aveva posato sul suo banco.
-COME NON SEI ANCORA ANDATO A TROVARLA!!!!- lo rimproverarono i tre bambini.
<Come se loro ci fossero andati> si disse tra se Conan –Mi dispiace ragazzi, non ci sono potuto andare e … -
-Ci andremo oggi all’ora!- propose, o meglio, impose, la piccola Ayumi.
-Si, ottima idea Ayumi - le disse Genta.
-Ottima idea! E le portiamo anche qualcosa di buono da mangiare.-
-Si, Miztuhiko, è una bella idea. Qui vicino a scuola ha aperto un nuova pasticceria, prendiamo una torta e gliela portiamo … vieni anche tu Conan vero?-
-No, non posso, devo fare delle commissioni per Ran questo pomeriggio.- le rispose Conan, sempre con quel tono non curante di prima.
Conan si era inventato una scusa bella e buona, per non andare con loro dal professore. Quelle parole di tre giorni fa, l’avevano profondamente sconvolto!
-Invece ci vieni!- gli intimò con la forza Genta - Ayumi ha detto che ci andiamo tutti insieme, e ci andremo tutti insieme!-
-Genta! Lascialo stare!- gli disse con imperiosità la piccola Ayumi –Se non può, non può! Le porteremo comunque i tuoi saluti va bene?-
-Potete anche risparmiare il fiato … - disse Conan con voce atona, e senza alcun sentimento –Scusate ragazzi, possiamo cambiare argomento grazie … -
-Si certamente.- risposero i tre bambini, scambiandosi reciproci sguardi interrogativi.
Il rumore della porta scorrevole che si chiudeva, sovrastò quello delle chiassose voci dei bambini, e la maestra Kobayashi fece il suo ingresso in classe.
Tutti i bambini corsero rumorosamente ai loro posti e salutarono con un coro di voci la maestra, che cominciò immediatamente la lezione.
-Ai, è pronta la colazione, vieni a mangia … -
Il professore si bloccò. Sulla scrivania dove la sera prima si trovava Ai intenta a lavorare a non sa quale esperimento, la bambina non c’era più; al suo posto, un semplice foglio di carta, con poche righe scritte a mano. Il professore la riconobbe subito: era la calligrafia di Ai.
....