LA MASCHERA DI FERRO
Attenzione: Trama e commento possono contenere spoilers!
Già portate sullo schermo 4 volte (nel 1929, 1939, 1976 a Hollywood, 1978 in Austria) le peripezie della Maschera di ferro vengono da Il visconte di Bragelonne (1850) che con Vent'anni dopo (1845) chiude la trilogia romanzesca di A. Dumas padre. L'azione comincia nel 1662: il re Luigi XIV ha 24 anni e, morto il cardinale Mazarino, ha da poco assunto la direzione del regno in prima persona. R. Wallace regista si limita a dirigere il traffico di un film di cappa e spada come tanti, ma come sceneggiatore sfodera un'impudenza che rivaleggia con quella di Dumas. Oltre a raccontare le vicende del gemello segreto del re, i generosi intrighi dell'abate Aramis per liberarlo dal carcere e dalla maschera di ferro, i conflitti tra D'Artagnan e i suoi amici – tutti invecchiati ma sempre in gamba – le patetiche vicende di Athos e dell'amato figlio Raoul, Wallace ha un'idea sublime: il vero padre di Luigi XIV e del gemello non è il defunto Luigi XIII, ma D'Artagnan che, da sempre, ama, riamato, la regina Anna. L. DiCaprio – il buono e il cattivo della favola – gioca con soffice disinvoltura le sue carte gemellari. I 4 moschettieri se la cavano egregiamente con sapiente mestiere. Si sente la mancanza della lasciva Milady, giustiziata molti anni prima dai prodi eroi.
Stupenda versione cinematografica della vicenda, anche se d'Artagnan padre dei re di Francia mi fa mettere ogni volta le mani nei capelli!
Leonardo di Caprio, sebbene sia un attore che non mi piace particolarmente, è eccezionale in entrambi i ruoli dei gemelli, e riesce a fare delle facce da oscar mirabolanti. E' incredibile la semplicità con cui riesce a passare da un personaggio all'altro, dal crudele e freddo Luigi al vulnerabile e debole Filippo solo con l'espressività degli occhi.
Il povero Raul non si vede proprio in tutta la storia e ciò mi dispiace, perché in fondo è il simbolo dei quattro moschettieri in uno, e loro figlio comune, ma il regista non ha ritenuto importante il suo ruolo ai fini della sua storia che, diciamolo, è riadattata abbastanza liberamente dal romanzo originale.
Spassoso il mitico Gérard Dépardieu, che però non è stato sfruttato come si deve e sembra un po' la ruota di scorta del gruppo - e del film.